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La gioia della poesia,

il piacere dell'affabulazione

 

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Pino Bevilacqua è nato a Piazza Armerina, dove attualmente vive e per lunghi anni ha svolto la sua professione di docente. Dopo la maturità ha affrontato le sue prime esperienze lavorative e si è iscritto alla facoltà di chimica dell’università di Catania. E’ dallo status privilegiato di studente-lavoratore che ha vissuto gli anni del ‘sessantotto’, il movimento che ha trasformato in profondità il modo di essere e di pensare della sua generazione scardinando valori e modelli logorati e imponendone altri, ancora oggi parte delle nostre vite.

Da fervido sostenitore dell’ideale socialista si è impegnato in politica, ma deluso dall’evoluzione autoritaria della ‘Primavera di Praga’ si è dedicato con slancio allo studio delle scienze umane e ha coltivato l’amore per l’arte e la cultura, considerate come possibili strumenti di lotta per cambiare le cose. Incline per natura all’alternanza tra azione e riflessione, durante gli anni dell’università ha viaggiato parecchio, frequentando, nell’occasione, il mondo degli hippies di cui ha condiviso i gusti musicali, il pacifismo militante, la concezione umanistica della religione, che crede nella forza e nella bontà dell’uomo e per questo è in grado di favorire l’amore, la ragione, i sentimenti, la creatività, lo spirito d’iniziativa, il coraggio.

Appassionato di narrativa e di filosofie orientali, alla fine degli anni ottanta ha vissuto importanti esperienze di meditazione, che hanno ampliato la sua visione della realtà stimolandone il desiderio di ristabilire il legame tra parole e cose attraverso la poesia, genere letterario non elitario, di grande forza espressiva e potere simbolico, che può divenire un tramite fra il mondo delle idee e quello della materia, fra l’Eterno e il quotidiano. Nel pensiero di Pino Bevilacqua la poesia è bellezza, la poesia è utopia, la poesia è sogno, emozioni, desiderio, gusto dei valori. Senso del limite e paziente attesa di qualcosa che verrà. Bisogno di dare ed avere; continua, ininterrotta scoperta di sé.

Da qui la sua scrittura, nell’intento di rappresentare il suo mondo intimo con quell’immaginazione e fantasia che fanno di tante sue liriche un controcanto delle vicende umane vissute, sempre in perfetta armonia con i valori in cui crede. Ma caratteristica importante della sua ricerca poetica è anche l’originalità con cui egli percorre il diagramma spazio-tempo, nel tentativo di sostenere e diffondere l’idea dell’originaria omogeneità di natura e spirito.

Al momento, tra alti e bassi come per tutti, la sua avventura umana continua a scorrere tra mille impegni, a cominciare da quelli famigliari e la cura del suo buen retiro immerso in un contesto paesaggistico agreste armonioso, dove riesce a trovare l’energia per mettere a fuoco il legame forte e significativo tra autobiografia, tradizione e storia. Ma il suo amore per i libri, che l’ha portato a scriverne sette, rimane quello di sempre.

Da una ricerca è emerso che i lettori di libri sono di solito più sereni dei non lettori: i primi sanno dominare meglio le emozioni negative ed esaltare quelle positive. Perché quindi non scrivere nuove storie, per aiutare qualcuno a essere più felice e a trovare risposte alle domande che si fa?

A Pino Bevilacqua piace molto viaggiare, perciò appena può, è con la valigia in mano. Ma a ben pensarci anche la scrittura costituisce un viaggio straordinario, che si può fare a partire da due semplici cose che ognuno di noi ha sempre a portata di mano: la fantasia e l’immaginazione! Da qui il suo impegno a coinvolgere chi si sente pronto a farlo in questa importante attività dell’intelletto e dello spirito.

Ma quali parole più adatte che quelle tratte da una sua “poesia per bambini e non” per rafforzare l’esortazione di cui sopra e per concludere queste brevi note? “Se non l’hai ancora fatto fallo adesso! / Con la fantasia, puoi lasciare quando vuoi / quel tuo mondo troppo serio / dove il tempo va di fretta / e viaggiare lentamente / sulle ali di un rondone / o sul dorso di un aquilone / senza filo e senza meta / nell’azzurro lanciato!"

Michela Rendina

 

 

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