Convito di ninfe

 

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Un libro di straordinaria semplicità, di grande charme e familiarità,
dove la parola è suono, è ritmo, è costruzione di pensiero ed esperienza in sé.
Emozioni, impressioni, sentimenti, affreschi di realtà, liricamente tradotti in sinfonie brevi ed efficaci
che oltre all’umanità del messaggio rivelano la profondità della ricerca interiore dell’autore attraverso la poesia. 

"Rondini, come neri ghirigori, / si staccano dai muri sbrecciati, / ciarlano nell'aria della sera, / raccontano coi loro gorgheggi / di terre lontane..."

 

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Tratto dalla prefazione

[...] In un mondo così omologato e massificato quale può essere il destino della poesia di Pino Bevilacqua e di poeti come lui dalla produzione così intima e personale, non appartenente a nessuna congrega e che si riallaccia alle fonti della poesia di grande sensibilità e di interpetrazione della realtà che lo circonda?

Oggi la poesia vive in circuiti chiusi, pur con l'abbondanza di opere di ottimo livello, spesso custodite nel cassetto. Eppure, proprio in poeti come Pino Bevilacqua si manifesta quel "riappropriarsi della coscienza" che entra in rapporto con le molecole dell'infinito e della creazione, ne coglie le note più riposte e le articola in sinfonie brevi ed efficaci, con un equilibrio interiore in cui i suoni sgorgano limpidi per la limpidezza degli strumenti usati con grande sensibilità, come in Luna piena: "Inesprimibile pace mi prende"; o nella raccolta Impressioni: "Ansia dell'io fuggitivo / che trepido tende / all’azzurra innocenza"; o come nei versi: "Anime immote / atomi di caducità nell'immenso", dal ritmo e dagli spazi quasi leopardiani.

La parola qui è suono, è ritmo, è costruzione di pensiero. Alle soglie del terzo millennio, dopo lo svuotamento di ogni regola e di ogni valore, il poeta ha bisogno di conoscersi, di simularsi realisticamente, di vedersi e di fotografarsi per mezzo della sua creazione. Ha, insomma, bisogno di modelli, bisogno della poesia, per una ricerca di perfezione che egli non è, e non ha.

In Pino Bevilacqua questa "simulazione" avviene nella sua poesia come orizzontalità, come spazio nel tempo: "In eterno ritornano fiori"; "Tornare è il loro destino / tornare dal cerchio dell'eterno / come viandanti nell'infinito mar dell'essere". E' la spazialità lirica che trova nel ritmo della parola, e quindi della poesia, le sue note più alte, come in Canti d'amore: "E i profumi dell'eterno mi porti / nell'infinito volgere del tempo".

Cosa potrebbero aggiungere la musica o il gesto o un'immagine a una poesia che articola questi versi?: "Dal dolce pendio / trasognato contemplo / della valle il respiro" ... Ritmi del genere non hanno bisogno di altri "sussidi" per essere accolti con tutta la loro ampiezza lirica. Si noti l'espansione degli ultimi due versi che hanno già in sé gli spazi di una musica di notevole liricità.

Nella raccolta Canti d'amore il ritmo lirico è più intenso, e mentre in Impressioni qua e là appaiono momenti descrittivi dove l'immaginazione, a volte, fa riferimenti oggettivi con conseguente perdita di valori lirici, in Canti d'amore il timbro è alla ricerca del suo archetipo centrale: "Magico richiamo / di clamori nel parco m'incantava / e pronto accorrevo/ incontro al mio sogno di fanciullo". E' un canto quasi ebbro, sussurrato nel mondo trasognato di fanciullo. Ritorna l'infanzia come premessa all'esistenza, "luogo in cui si nasconde l'umiltà e l'estasi”, l'origine da cui deriva ogni sentimento. II poeta ritorna come il fanciullo di Jung, archetipo, per l'appunto, in tutta la sua vastità e purezza. E chi può essere più puro di un poeta quando è immerso nel processo della sua creazione?

Egli sa affondare fin nelle sue iniziali memorie e nelle memorie dell'universo e ne ricontempla lo splendore. In molte poesie di Pino Bevilacqua il giorno sembra dichiarare le sue promesse con frammenti di luce e melodiosi suoni: "Tanto amai / da divenir cielo e mare / sole e fiore / terra e foglie". Non c'è furore lirico: le voci sono quasi placate, bisbigliate come "sole mattutino, quasi ronzio, sussurro lontano di cielo" che nella poesia diventano infinito, come nei versi del Leopardi: "E sovrumani silenzi / e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo / ove per poco il cor non si spaura"..., splendido, liberatorio sospiro di sollievo emesso nella fatica della creazione.

[...] Il poeta, tornando dal suo viaggio interiore che lo ha condotto a squarciare per un tempuscolo il velo che cela la realtà primigenia, nel riudire il suono insolito delle voci umane scopre che: "E' gioco crudele andare a caccia di nidi! / Ma in quel tempo non capivamo la morte"; e quando, poi, si convince dell'ineluttabilità della realtà come oggetto della sua stessa mente, superabile solamente attraverso la conoscenza intuitiva, ma sempre e comunque da accettare pienamente, allora si rifugia nell'amore che eterna ogni sentimento e solo è in grado di farlo rifluire nella realtà originale dalla quale s'è staccato in un tempo senza inzio: "Il mare e la terra / la luna e le stelle / custodiranno la mia anima in eterno"...

 

Edoardo Fontanazza

Pittore e Poeta

     

 

 

 

 

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Convito di ninfe
Editrice “Qanat”

Pagine 104, Euro 14,00
Formato 14x21

Presentazione di:
E. Fontanazza,
poeta e pittore

Il libro è corredato
da
quattro disegni
di
E. Fontanazza.