Stagioni

 

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Una raccolta di liriche sul destino dell’uomo, un intrigante fraseggio dell’Essere con se stesso
nel viaggio attraverso le stagioni della vita.
Piacevole intrigo di un itinerario poetico difficile ma trasparente, dove il pathos di una domanda
e la tensione sottile di una meditazione sono come sottesi alla descrizione
di stati d’animo vibranti di umanità e struggente nostalgia che sembrano testimoniare,
secondo la lezione di Heidegger, il fondamento estremo dell’esperienza.

   
"Oh la fuggevole bellezza del mondo, / le cangianti stagioni della vita, / il mutevole riflettersi in noi… / di che? / dei colori, delle forme, delle idee!"

 

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[...] Anche in quest’ultima sua silloge l’autore confida molto nella capacità definitoria della parola poetica, che a volte si snoda in timbri colloquiali, a volte in ermetici ma sempre vivaci fraseggi, che discorrono di sentimenti, di emozioni, di cose, anche quelle minime ed usuali della quotidianità: un volo di allodole nei campi, un aquilone in cielo azzurro, una siepe di violacciocche, le vigne mature, il suono del torrente, momenti di pioggia o di vento, di sole o di neve, livide albe, tramonti infuocati, notti stellate che si manifestano ogni volta in modo diverso, entrando per questo nella nostra vita ogni volta come se fosse la prima volta!

“Passa il tempo, passa e lascia quella dolce stanchezza nelle membra, quel mezzo sorriso sulle labbra avvizzite”, “Niente siamo nel continuo mutamento”… Lo scorrere del tempo dunque, se da un lato genera un certo smarrimento per il suo movimento in un solo senso, dall’altro diviene strumento di consapevolezza per adattarsi all’inesorabile impermanenza delle età.

Il tempo è la palestra del distacco indispensabile per diventare se stessi, è il maestro di un congedo sereno dal passato, per accogliere la novità del presente. Ma se tutto ciò che è diviene e resta, allora ogni passato confluisce nel presente, da cui può essere recuperato con il lavoro della memoria – ora ammaliante ora lacerante – che fa da trait d’union e permette di rivivere momenti di felicità o di dolore, voci e sguardi di chi abbiamo perso irrimediabilmente, speranze deluse, incorrotti sogni. Come ha scritto A. Alonso, “nella malinconia del perpetuo addio alle cose l’uomo manifesta un modo di trattenerle”.

Ma quanti altri temi, che rispondono ad altrettante categorie spirituali, sono presenti in Stagioni: l’amore, quello che fiorisce nella luce e nella grazia: “Ma ci sei tu, e solo il calore del tuo sguardo sembra così vero alla residua luce!”; la delusione per la fine delle certezze giovanili: “Per troppa luce muore la falena, e prima di svanire il segreto della vita cerca di carpire”; la nostalgia, quella che si nutre di rimpianto per ciò che continuamente ci lasciamo alle spalle: “Fiume e boschi luminosi escono dalle nuvole, mai più si sarà come quando erano i sogni popolati di fate”; la bellezza, quella sentita tutt’una con la verità e così difficile da difendere: “Cova la terra sotto i sassi la vita che pazienta, tacciono le siepi, per un istante il patio sprofonda in fragile vita”; il dolore, per l’evanescenza di ciò che ci faceva vivere l’istante prima o, ancora peggio, per la morte, disperante e irreversibile, conosciuta dall’autore con la perdita dell’amato padre a cui dedica alcune poesie intrise di straziante ricordo: “Quante ore di dolore hai vissuto in quel marzo di gelidi soffi! Gli occhi arsi, ma vigile la mente presagiva, e quando anche l’esiguo filo s’è spezzato, struggente un desiderio”.

Ci si addentri, dunque, in questa variegata trama di liriche, riflessioni, cercando di coglierne ‘il suono e il senso’, che nell’idea di P. Valery creano l’arcano della poesia, di cui pure fanno parte i nostri più delicati sentimenti, le nostre più profonde emozioni...

                                                                                                                          Paolo Linares
 
                

 

 

 

 

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Stagioni
Editrice “Il Lunario”
Pagine 96, £ 14,00
Formato 14x21
Presentazione di:
P. Linares,
saggista e studioso
dell’opera di H. Hesse
Il libro è corredato
da dieci disegni
di F. Crescimanno